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6 novembre Racconto di un viaggioEra la nona volta che dovevo affrontare quel viaggio. Faceva freddo, la temperatura scendeva sotto lo zero e l’unico conforto di quella mattina era quel piumone caldo che avvolgeva il mio corpo. Sapevo che sarei stata costretta a lasciare qualcuno che non volevo e questo creava in me delle sensazioni ancor più gelide del tempo che faceva fuori. Vedevo la brina calare sul vetro lentamente e piano piano, con un groppo sempre più grosso alla gola, le mie lacrime iniziarono a scendere al suo stesso ritmo.
La macchina arrivò davanti alla scuola e una volta salutata mia madre, scesi e andai a raggiungere un gruppo assonnato di studentesse che nell’attesa del pullman stavano fumando. La voglia di parlare era inesistente quasi quanto la voglia di partire; il mio pensiero era fisso su quel chiodo e non aveva intenzione di cambiare soggetto. Un’amica mi venne incontro tutta eccitata perché non vedeva l’ora di stare fuori di casa tutta la settimana. Mi faceva tenerezza quella sua voglia intima di scappare dalla sua città, quel suo sguardo sognatore che l’avrebbe portata in capo al mondo. Io ero molto diversa da lei. Proprio come mio padre, sono attaccata alla mia casa, alla mia città, alle persone che vivono con me. I viaggi per me sono stati sempre emblematici, più una seccatura che un momento di relax, forse perché sono stata costretta a farne tanti nei momenti sbagliati. Un momento sbagliato, tanto per capirsi, è un periodo della vita che ameresti trascorrere vivendo la realtà di ciò che ti circonda nella tua città. Strapparmi da questa realtà era un po’ come impedirmi di viverla come io volevo. Ed anche questo viaggio simboleggiava un momento decisamente sbagliato. Quella realtà, quella che avevo sempre desiderato, era lì che mi stava aspettando e l’unica cosa che avrei voluto fare sarebbe stato asciugare quelle lacrime, togliere la brina da quel vetro per vedere più chiaramente il mio desiderio, scendere di macchina e raggiungerlo. Ma era l’ultima gita, quella di quinta liceo, dopo di questa non ne avrei dovute affrontare altre e mi sembrava stupido non partire. Avevo paura di rimpiangerla tutta la vita e io i rimpianti li odio. Se quella realtà fosse stata valida, ed io ero sicura che lo fosse, sarebbe riapparsa ai miei occhi al momento del ritorno, così come l’avevo lasciata e non ci sarebbero stati né rimorsi né rimpianti. E dunque ero lì, in quella mattina che profumava di freddo, di fronte alla scuola ad attendere il pullman con quel gruppo di ragazze assonnate. La mattinata fu più brusca di quanto mi aspettassi. Il pullman non arrivò in orario e quando finalmente lo vedemmo imboccare la strada del liceo ci affrettammo tutti a prendere in mano i nostri bagagli. Ma di fretta non ce n’era per niente. Dopo una decina di minuti vedemmo i professori parlare con gli autisti e noi studenti ci guardavamo senza sapere cosa stesse succedendo. Poi arrivò la notizia: l’autobus non è idoneo per affrontare il viaggio verso Parigi. La notizia riuscì a riscaldare i nostri animi, nonostante il gelo che ci avvolgeva. Cosa significava questo? Niente partenza? Cavolo come mi rincuorava quella notizia. Forse ero salva da quel viaggio! Avrei chiamato mia madre con la felicità di una bambina, l’avrei fatta venire a riprendermi da quel freddo glaciale e mi sarei attaccata al telefono per dare la bella notizia a lui. Eh si, proprio lui, quello che da poco tempo mi aveva fatto entrare in una piccola fiaba, come quelle che sognavo da piccola, che magicamente era riuscito a risollevarmi da terra e a riportarmi alla felicità che meritavo. Dio, quanto gliene ero grata! Potevo ricambiare soltanto con quell’ immenso sentimento che cresceva sempre di più dentro di me, che come ogni amore adolescenziale avrebbe spaccato il mondo. Beh, ma quanto è bello amare? Tutto sembra più bello e tu ti senti invincibile. Si esatto, così mi sentivo al pensiero di non dover salire su quel pullman. Avevo riacquisito quella forza che rianimava il mio spirito. "Adesso chiamiamo un’altra compagnia di autobus, tarderemo la partenza ma a Parigi ci arriviamo lo stesso". Ecco, avevo fantasticato troppo, come al solito. Niente telefonata alla mamma, niente rientro a casa e soprattutto niente telefonata a lui. Di nuovo il groppo in gola e di nuovo in attesa per un altro pullman. Aspettammo dentro la scuola dalle sei di mattina fino alle quattro di pomeriggio, sembravamo più profughi che studenti. Ma finalmente arrivò anche il secondo autobus: era davvero giunto il momento di partire. Mi sedetti al mio posto e mi guardai intorno: non c’era una faccia che non fosse stanca e stravolta. Mi sembrava più un massacro che una gita scolastica. Ci aspettavano quindici ore di viaggio ed eravamo già in quelle condizioni. Tolsi il lettore cd dallo zaino e infilai le cuffie: un po’ di musica non mi avrebbe fatto per niente male. Ecco, per me la cosa fondamentale per un qualsiasi viaggio è la musica. Devo essere accompagnata da delle belle canzoni mentre attraverso paesi, città e regioni, altrimenti diventa tutto più insopportabile di quanto già non sia per me. E’ proprio per questo che prima di ogni partenza mi faccio qualche cd di canzone miste. Ovviamente il protagonista di essi deve essere Ligabue. Il grande e mitico Liga che trasmette la sua filosofia attraverso la musica. L’ho sempre adorato. Scorro le canzoni: "The waves" di Elisa, "Superstiti" di Raf, "Amici mai" di Venditti…ecco è qui che mi voglio fermare. Quanti ricordi, pensieri o persone si possono collegare ad una sola canzone? Infinite. Si me lo ricordo quel pomeriggio, il sottofondo musicale era lo stesso di adesso ma c’era qualcuno di importante a fianco a me. No è vero, non siamo stati mai amici forse, proprio come dice la canzone. Quanto vorrei tornare indietro a quel giorno. Chiudo gli occhi per sognare e alla fine mi addormento, stanca per quella giornata che è iniziata a Prato e deve finire a Parigi. Quando mi sveglio siamo arrivati a Bologna, prima e ultima pausa di viaggio. Io ed i miei compagni cogliamo l’occasione per mangiare qualcosa e sgranchirci le gambe. Ma si, forse sto meglio di stamattina, la dormita mi ha fatto bene. Risaliamo sull’autobus e dopo qualche chiacchiera con le mie amiche mi immergo di nuovo nel mondo della musica. "Io sono vivo e sono qui e vengo dentro a prenderti, da solo disarmato innamorato…" così canta Claudio Baglioni e così vorrei che accadesse. Questo viaggio è proprio una tortura e forse l’idea di portare il lettore cd con me è stato più che altro un atto di masochismo. Guardo fuori dal finestrino. Devo ammetterlo, i paesaggi sono veramente belli. Quasi mi commuove quel sole che si sta per perdere tra tutto quel verde. Ma perché gli italiani hanno questa eccessiva smania di voler andare all’estero? Li porterei tutti qui, a guardare questo panorama con me. Certe persone non capiscono che prima di andare a vedere i paesi degli altri bisognerebbe visitare il proprio. Sono sicura che in ognuno esiste qualcosa di strabiliante. Alle tre di notte arriviamo a Parigi. Le gambe non le sentiamo più, se è possibile fa ancora più freddo di stamattina. Troviamo l’albergo, ci sistemiamo nelle camere e crolliamo nei nostri letti dalla stanchezza. Le giornate seguenti passano lentamente, visitiamo tanti musei che avevo già visto in passato ma che ho comunque piacere di rivedere. Cavoli, nove volte a Parigi in diciotto anni. In molti me lo invidierebbero. E’ mia madre che mi ci ha trascinata. Lei adora questa città, io invece non sopporto neppure l’accento francese. Quella ridicola erre moscia mi infastidisce. E poi mi stanno più simpatici gli spagnoli: almeno loro sono simpatici con i turisti. Mentre facciamo le gite in pullman con la guida turistica osservo la città frenetica che è estranea a me e molto familiare a se stessa. Cerco di cogliere i dettagli: persone che portano a spasso i loro cani, altre che leggono ,altre ancora che mangiano una crèpes fumante sedute su una panchina. Fanno esattamente le stesse cose che ho visto fare a tanti miei compaesani, eppure sembra tutto diverso. Chissà se i francesi hanno le stesse sensazioni quando vengono in Italia. Forse si sentono sperduti come me adesso. Forse hanno paura di abbandonare la casa a cui sono abituati e si sentono impauriti senza le persone che solitamente li circondano. Probabilmente anche loro ascoltano qualche canzone sdolcinata per ricordare chi hanno lasciato a casa ad aspettarli. Continuai quel viaggio che sembrava non finire mai. Intanto mi stavo adeguando ai ritmi della gita con le mie amiche e alla convivenza con quest’ultime. Finalmente giunse l’ultimo giorno a Parigi. La sera, quando andai a letto, feci una cosa che mi piace da matti. Mi infilai le cuffie e iniziai a sognare ad occhi aperti. "Che ne sarà di noi…" cantava Grignani. Beh, lo scoprirò domani. Forse l’ho già scoperto ma ancora niente è abbastanza chiaro. E’ appena iniziato tutto, diamoci del tempo per capire cosa diventeremo veramente. Nel frattempo non vedo l’ora di vederti. Il ritorno a casa è il momento più bello del viaggio. Risaluti le persone che avevi lasciato, la tua famiglia, la tua camera che si era dimenticata di te e del tuo caos per un po’ e finalmente ti rilassi. Pensi che per qualche giorno hai fatto parte di un’altra città, di un altro popolo che forse sei stato un po’ diverso dal solito perché hai visto un po’ di mondo e sotto sotto ne sei felice. Ma in fondo sei rimasto lo stesso di sempre. E così arrivò il grande giorno, quello che avevo aspettato tutta la settimana. Del resto un viaggio "forzato" non è altro che l’attesa del rientro nella tua città. Risalii per l’ennesima volta su quel pullman, dopo sei giorni di scarrozzamenti in qua e là. Guardai fuori dal finestrino e vidi la mia immagine riflessa sul vetro. Avevo una luce particolare negli occhi; quel tipo di luce che precede una bellissima scoperta. Al ritorno a casa avrei ripreso un altro viaggio più importante. Stavolta il pullman su cui dovevo salire era il mio cuore. ![]() Commentaires (2)Pour ajouter un commentaire, connectez-vous avec votre identifiant Windows Live ID (si vous utilisez Messenger ou Xbox LIVE, vous avez un identifiant Windows Live ID). Connectez-vous Vous n'avez pas d'identifiant Windows Live ID ? Inscrivez-vous
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